Articoli

MINDFULNESS E CONSAPEVOLEZZA GLOBALE DI SE’ IN CLASSE

Lucca, 17-24 Maggio 2021 – Dopo mesi fortemente condizionati dalle restrizioni della pandemia e da un clima di incertezza che tuttora ci attraversa, per me è stato un grande piacere accogliere l’invito del Liceo delle Scienze Umane Paladini a svolgere questi incontri e ritrovare i ragazzi e le ragazze con i quali ho svolto e condiviso negli ultimi quattro anni progetti e iniziative mirati a sviluppare maggiore consapevolezza globale di sé, benessere psicofisico e sviluppo sostenibile.

In un momento storico caratterizzato da forti cambiamenti e attraversato da difficoltà che a livello sociale accomunano tutti, è importante promuovere e apprendere nuovi strumenti e competenze, definire e dare forza ai propri valori e fare dell’educazione lo strumento principale con il quale attraversare il cambiamento.

In quest’ottica e con l’intento di approfondire i percorsi svolti in precedenza, è stato bellissimo e importante promuovere nuovi spazi d’incontro e condivisione dedicati alla pratica di consapevolezza di sé mindfulness e allo sviluppo delle Life Skills, ovvero le “competenze della vita” raccomandate dall’OMS.

Il mio abbraccio grande va ai ragazzi e alle ragazze della classe 5A LSU e a tutti gli studenti che nelle prossime settimane affronteranno l’Esame di Stato. Ragazzi al di là di tutto quello che sentite e che accade intorno a voi andate avanti e non perdete la fiducia: credete in voi stessi e nelle vostre capacità, focalizzatevi verso i vostri obiettivi e tutto ciò che il vostro cuore desidera.

Il futuro continua a essere vostro!

MINDFULNESS PSICOSOMATICA PER IL BENESSERE NELLA VITA LAVORATIVA

“Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.” – (Thich Nhat Hanh)

Benessere interiore e vita lavorativa sono strettamente correlati: quanto più una persona è aperta e consapevole delle proprie risorse mentali, emotive e fisiche, quanto più saprà attingere ad esse nell’affrontare situazioni stressanti o che creano difficoltà, tensione e ansia, senza farsi trascinare da impulsività o reattività del momento, ma rispondendo in modo equilibrato alle circostanze e necessità contingenti.

I ritmi di lavoro e di vita odierni, rendono difficile la conciliazione tra le nostre necessità e attitudini individuali e quanto ci viene richiesto a livello professionale e sociale.

Vediamo alcuni aspetti che creano maggiore difficoltà e che possono essere condizionanti per il benessere psicofisico:

  • Mancanza di separazione netta tra lavoro e altro: si torna a casa e si continua a lavorare, con il cervello e con il telefono. Smartphone e internet hanno fatto uscire il lavoro dai confini degli uffici-luoghi di lavoro, riducendo o eliminando la separazione casa-lavoro-hobby-altro…
  • Multitasking, è un bene o un male? Fare più di una cosa alla volta riduce l’attenzione e aumenta la superficialità dei contenuti. Essere coscienti e concentrati su un argomento principale permette di analizzarlo, risolverlo e introdurre creatività nella soluzione.
  • Distrazioni multiple e continue, come tenerle a bada?

Le distrazioni nel mondo lavorativo attuale sono in aumento costante, occorre essere consapevoli che alcune sono appunto “distrazioni” e vanno trattate come tali. L’uomo è un animale assetato di informazioni e si lascia trasportare senza una meta e senza sosta, ma subire informazioni senza comprenderle ed analizzarle non ha valore aggiunto, sapere qualcosa solo per il solo “gusto” di saperla è inutile.

  • Nella giornata lavorativa, il lavoro non ha fine temporale: ovvero non riusciremo mai a fare tutto quello che potremmo o a chiudere tutte le pratiche aperte, quindi vanno fatte delle scelte. Occorre essere coscienti e centrati nel saper dire di no in base alle priorità e non in base alle esigenze temporali.
  • Immersi nella frenetica quotidianità, si fa fatica a trovare la “passione”, ovvero l’aspetto del piacere nel fare le cose, ci vuole coscienza e allo stesso tempo creatività, per alimentare la nostra necessità quotidiana di soddisfazione nel fare qualcosa.

La pratica della Mindfulness, risulta essere di grande aiuto nell’affrontare, o meglio “attraversare”, queste difficoltà, in quanto aiutando le persone a rimanere nel momento presente, rinforza la capacità di rispondere alle esigenze e circostanze del momento con maggiore equilibrio e centratura.

Numerosissime ricerche e studi scientifici di livello internazionale, hanno validato l’efficacia e utilità della mindfulness in molteplici ambiti:

  • Riduzione di stress, ansia e depressione,
  • Riduzione di aggressività e impulsività;
  • Capacità di accrescere l’autostima;
  • Migliorare l’intelligenza emotiva – gestione delle emozioni e dell’empatia
  • Miglioramento della capacità di orientarsi verso soluzioni funzionali e produttive (problem solving);
  • Maggiore apertura verso le novità e possibilità;
  • Incremento della capacità di circoscrivere problemi e criticità alla realtà contingente;
  • Maggior apertura mentale e propensione ad attingere alla propria creatività nella gestione e risoluzione di conflitti;
  • Miglioramento abilità comunicative;
  • Rinforzo dell’attitudine e apertura all’ascolto 
  • Migliorare la comunicazione e l’attenzione in ambito lavorativo e scolastico.

Il termine Mindfulnessè la traduzione della parola Pali “sati”, che significa consapevolezza. Indica uno stato di “pienezza della coscienza”, nel quale si sperimenta uno stato di consapevolezza del momento presente, esente da giudizio, stando nel corpo, nel “qui e ora”. Le origini della mindfulness affondano nella filosofia buddhista e l’introduzione della sua pratica in ambito medico-terapeutico, è avvenuta grazie agli studi del biologo e professore americano Jon Kabat-Zinn – della School of Medicine dell’Università del Massachusetts – il quale fondò, alla fine degli anni Settanta, la Stress Reduction Clinic all’Università del Massachusetts, dove sviluppò il suo programma per la Riduzione dello Stress e per il Rilassamento (dall’inglese, Stress Reduction and Relaxation Program.

Ne corso degli anni, il suo programma di riduzione dello stress attraverso la mindfulness (MBSR), ha portato alla nascita di nuovi programmi terapeutici applicati in molteplici campi.

PROTOCOLLO MINDFULNESS PSICOSOMATICA (PMP)

La Mindfulness Psicosomatica (PMP), è un sistema orientato alla consapevolezza di sé e alla crescita personale, che associa alla pratica della mindfulness, tecniche di consapevolezza corporea, emotiva e cognitiva, quali body flow, esercizi di energetica (dolce e forte), body scan psicosomatico (1°grado intensità), consentendo di sperimentare uno stato di consapevolezza globale di sé, che supera la divisione mente, corpo, emozioni.

L’ approccio integrato (corporeo-emotivo-cognitivo) che si sperimenta nel corso degli incontri, risulta particolarmente utile anche nella riduzione di:

  • Iperattività mentale;
  • Chiusure emotive;
  • Bassa sensibilità corporea e rigidità nel corpo

La Mindfulness Psicosomatica PMP prevede tre tecniche fondamentali:

CONSAPEVOLEZZA DEL RESPIRO – MINDFULNESS

E’ l’esperienza centrale degli incontri del percorso e consiste nel portare l’attenzione al proprio respiro e ai movimenti dell’addome nelle fasi di inspirazione ed espirazione, stando presenti a quello che c’è, momento per momento, con atteggiamento accogliente e non giudicante.

Con il proseguire della pratica si arriva a poco a poco – ognuno con i propri tempi individuali – all’esperienza della consapevolezza del proprio respiro, che successivamente viene esteso alla consapevolezza dei propri pensieri, stati d’animo ed emozioni, fino a comprendere la realtà e ambiente che ci circonda(consapevolezza globale di sé)

Successivamente, si sperimentano le altre due principali tecniche del percorso:

BODY SCAN PSICOSOMATICO

Da questo spazio di percezione interiore, proseguendo l’ascolto consapevole del respiro, si porta gradualmente l’attenzione nelle varie parti del corpo, descrivendo le sensazioni e l’esperienza che si prova, momento per momento.

Si tratta di “guardare” e accogliere le esperienze interne – piacevoli e spiacevoli- senza giudicarle, semplicemente accogliendole per quello che sono.

Durante la pratica, portando l’attenzione al nostro interno, è possibile cogliere alcune differenze: ad esempio percepire parti del corpo più leggere o pesanti.

Prendendo consapevolezza delle tensioni (muscolari e posturali) e delle emozioni trattenute ad esse collegate, si impara a poco a poco ad accoglierli e scioglierli, trasformandoli in risorse ed energia per noi.

ENERGETICA (BODY SCAN ATTIVO)

Gli esercizi di Energetica Dolce (Yin) e Forte (Yang), sono finalizzati all’esplorazione dinamica del corpo in movimento, che consentono di portare consapevolezza alle energie corporee, fluide o bloccate.

In particolare, attraverso gli esercizi di energetica dolce si sperimenta il piacere della lentezza dei movimenti nella loro fluidità, il rilassamento, il senso di leggerezza e armonia, andando a sciogliere le tensioni muscolari e le principali protezioni di difesa collegate ai blocchi (petto, gola, stomaco e pancia) e zone del corpo con minore sensibilità (bacino e parte inferiore della schiena).

Gli esercizi di Energetica Forte consentono invece di accedere alle proprie capacità di difesa e forza, permettendo allo stesso tempo di scaricare gradualmente e in modo consapevole, l’aggressività. Con l’energetica yang si ricontatta la sensazione del proprio potere personale e il senso di radicamento nel proprio corpo.

Durante il percorso, si impara gradualmente ad attingere alle proprie risorse positive e potenzialità, recuperando energia, a beneficio del nostro equilibrio interiore e psicofisico, riscoprendo il piacere di esprimere il proprio potenziale e, quindi, di vivere pienamente.

COMUNICARE ANDANDO OLTRE LE PAROLE

“La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima” (Henri Bergson)

Con il linguaggio e il nostro modo di comunicare (tono, ritmo, scelta delle parole), possiamo fare la differenza nell’ambiente intorno a noi e favorire l’instaurarsi di un’atmosfera accogliente e distesa, oppure ostile e disarmonica.

Abbiamo dentro di noi un vocabolario vastissimo con il quale possiamo comunicare chi siamo e quanto più riusciamo a farlo da uno stato di equilibrio e centratura, quanto più il nostro messaggio parlerà di noi e sarà autentico.

In una conversazione infatti, non portiamo soltanto parole, ma anche l’intento e lo stato emotivo che in quel momento le accompagna. E questo arriva a chi ci ascolta e che potrebbe anche esserne influenzato, in modo piacevole o spiacevole.

Quante volte ci è capitato di chiudere conversazioni anche utili e interessanti, magari con persone alle quali vogliamo bene, ma scandite da nervosismo e da un ritmo incessante, che non lasciava spazio al confronto?   

Oppure dire o sentirsi dire frasi come “Parlare con te mi rasserena”, “Hai una tono di voce melodioso che mi calma e mi piace ascoltarti”.

Molti equivoci e incomprensioni nascono poi anche dal “non detto”, da tutto quello che non ci permettiamo di esprimere, rimandando l’occasione all’infinito per timore di esporci, oppure perché dubbi e insicurezze ci fanno tentennare e ci limitiamo a giri di parole che non arrivano al dunque. Con il risultato che la questione non si risolve e la nostra mancata comunicazione si traduce in frustrazione, sensi di colpa, nervosismo e rabbia.

Se il nostro obiettivo è migliorare la nostra capacità comunicativa, non limitiamoci soltanto a leggere libri o manuali sull’argomento, senz’altro utili e formativi – ma molto generali.  Facciamo qualcosa su misura per noi: lavoriamo sulla nostra presenza interiore, capacità di ascolto e modo di comunicare.

Ci sono pratiche e accorgimenti che possono aiutarci a comunicare in modo autentico, spontaneo e pertinente al contesto e a chi ci ascolterà.

PORTARE PRESENZA NELLA COMUNICAZIONE

Negli ultimi anni la capacità di comunicare si è arricchita di nuovi strumenti e possibilità (smartphone, social, etc..) ed è in continua evoluzione, ma accanto alle comodità, vanno riconosciuti anche i limiti che questi mezzi possono comportare: si passa dal sovraccarico di messaggi – e gruppi chat – inutili, a una comunicazione ridotta a un veloce e scarno scambio di sms (spesso soltanto a “dare” informazioni – per poi limitarsi a un ascolto superficiale dei messaggio altrui).

Sappiamo che il punto non è tanto negli strumenti di comunicazione, ma nell’uso che se ne fa.

Diventare osservatori di sé stessi: ognuno di noi ha uno stile e un proprio modo di comunicare, unico e personale, che è utile innanzitutto guardare da “osservatore”. Facciamo tesoro di ogni spunto critico che gli altri ci portano e cominciamo a osservare “come” comunichiamo il nostro pensiero (tono della voce, gestualità, se tendiamo a “parlare sopra” gli altri, se il nostro ascolto, indipendentemente dai contesti, tende all’impazienza…). Portiamo poi la nostra attenzione a quegli aspetti che di solito notiamo negli altri e che magari provocano la nostra irritazione e consideriamo la possibilità che forse quegli aspetti sono anche nostri.

Mettiamoci ogni tanto nei panni degli altri: proviamo – per quanto ci è possibile – a vedere le cose anche dal punto di vista degli altri. Questo può rappresentare un buon passo verso una maggiore comprensione reciproca.

Punti di vista: teniamo presente che il nostro punto di vista può condizionare il nostro ascolto e quindi la comprensione di quello che l’altro ci sta dicendo.

Prima di passare a conclusioni affrettate, chiediamo chiarimenti: al nostro interlocutore arriverà il messaggio di essere ascoltato (che non è poco) e le sue risposte aiuteranno noi a capire meglio il suo pensiero.

La scelta del momento giusto: un errore frequente è quello di parlare mossi dall’urgenza di “far arrivare” subito il proprio messaggio. Ma la scelta del momento va calibrata anche sulle esigenze di chi ci ascolterà. Non tutti gli argomenti possono essere affrontati in qualsiasi momento e contesto.

Se risulta difficile individuare il momento giusto, chiediamo apertamente un incontro: delegando la scelta del momento all’altra persona, le daremo modo di prepararsi a riceverci.

Se poi ci accorgiamo che chi ci ascolta in quel momento è nervoso o di fretta – quindi poco ricettivo – non insistiamo. Non verremmo comunque ascoltati e potremmo veder sfumare – per reazione- una successiva occasione di dialogo.

Spazi di silenzio: se nel dialogo si affacciano aspetti interessanti o inattesi, concediamoci delle pause. Facendo questo daremo loro valore e lasceremo spazio a quanto detto di sedimentare, dandoci la possibilità di osservarlo meglio.

Meditiamo: le pratiche di consapevolezza e in particolare la mindfulness, svolte con regolarità, favoriscono l’apertura di un canale comunicativo con noi stessi e la nostra interiorità, influenzando positivamente anche il nostro modo di comunicare con gli altri. Prendere coscienza, da un’ottica aperta e non giudicante, dei nostri schemi comportamentali e di reazione, ci aiuta a trasmettere chi siamo in modo autentico e spontaneo, permettendoci anche di “aggiustare il tiro”, quando necessario.

RICONTATTARE LA NOSTRA GENUINITA’ ESPRESSIVA

Tenere un diario, un quaderno per le riflessioni o come lo vogliamo chiamare – scritto rigorosamente a mano – da tenere nella borsa o in macchina, nel quale annotare brevi riflessioni, intuizioni, pensieri, qualcosa che magari abbiamo visto o ascoltato e che ci ha colpito; può essere anche un giudizio verso qualcosa o qualcuno… Annotiamo l’effetto che ci ha fatto, l’emozione che abbiamo sentito “salire” dentro di noi…

Raccontare di noi scrivendo, ci offre la possibilità di osservare meglio momenti ed esperienze e di farne tesoro; magari rielaborarle in futuro, quando le rileggeremo. Non è la stessa cosa farlo con un tablet o un PC. Quando scriviamo a mano, si apre un canale, una connessione, tra la nostra mente e il nostro corpo: compiamo un’azione fisica che ci differenzia dagli altri e che appartiene solo a noi (grafia) e nella quale non esiste un correttore automatico o un suggeritore: sta a noi trovare le parole giuste per descrivere i nostri pensieri e dare loro una forma con le nostre mani.   

Numerosi studi confermano che scrivere a mano favorisce la capacità mnemonica, la concentrazione e il senso critico, perché stimola la capacità di focalizzarsi sugli obiettivi, organizzando idee, pensieri e opportunità.

In tempi di globalizzazione, scegliere ogni tanto di scrivere a mano, significa anche fare un piccolo passo controcorrente per estraniarci in uno spazio tutto nostro, nel quale dare forma espressiva alla nostra unicità.

Una buona comunicazione nasce anche da scelte come questa: concedersi il tempo di accogliere e ascoltare quello che abbiamo dentro e farlo nostro.

FIORI AUSTRALIANI E COMUNICAZIONE

BUSH FUCSIA

(Epacris longiflora)

La pianta cresce in penombra, nelle brughiere e nel sottobosco di foreste secche.

I fiori, lunghi e tubolari, sono di colore rosso con le punte bianche.

L’essenza favorisce chiarezza nella comunicazione, bilanciando l’ascolto del lato intuitivo e di quello razionale. Dona fluidità nel linguaggio e migliora la concentrazione.

DAGGER HAKEA

(Hakea teretifolia)

Dagger Hakea fiorisce in tarda primavera, con fiori bianchi o crema, emanando un gradevole profumo di miele e cannella, tra i più gradevoli tra i fiori selvatici australiani. L’essenza aiuta a elaborare stati d’animo di amarezza, rabbia e risentimento, favorendo l’espressione aperta ed equilibrata del proprio pensiero e dei propri sentimenti. A livello fisico svolge un’azione drenante sul fegato.

Le essenze vanno assunte in diluizioni opportunamente preparate

7 gocce la mattina e 7 gocce la sera

“Se vogliamo essere maggiormente connessi con gli altri non dobbiamo mandare loro più SMS, ma dobbiamo ascoltarli di più.” (Thich Nhat Hanh)

JUDGMENTS AND CONDITIONING – GIUDIZI E CONDIZIONAMENTI

WATCH VIDEO: https://www.facebook.com/paola.mindfulness/videos/229086492125626

Judgments and Conditioning can limit behaviors and choices and therefore the
freedom to express fully yourself.
The time taken to pay attention to limiting beliefs takes away an enormous amount of energy, which
we often do not realize, because we are committed to managing the discomfort they cause.
Think about how much energy you lose when your mind is occupied with fears and doubts about
what you do when you also question choices that you feel strongly yours but, not being them for
others, you continue to postpone, moving away yourself from what you really feel yours.
Limiting beliefs give a narrow and distorted vision of reality, which leads to live with “the hand
brake”, blocked by feelings of guilt, fears and a sense of inadequacy, which find fertile ground in
insecurity and lack of confidence in your abilities.
In reality, much of the judgment that we perceive externally, born within us, in our mind: in fact,
people do not spend their lives observing and judging us and, in any case, even if they do this, it
would be their point of view, which could bring us also a useful reflection, but without taking our
balance away.
The effect that the opinions of others can cause inside us, also depends on the strength of the judge
who lives within us.
In limiting beliefs, there are in fact present and internalized judgments and criticisms received in the
past from people considered authoritative and reference, such as your parents or other educational
figures, opinions that can continue to influence your present.
Internalized opinions and judgments of others, if negative, can in fact lead to live the present with
an excessively severe and critical attitude.
Your thoughts could instead be used in a healthier and more constructive way, looking with love
and acceptance of who you are: a person who sometimes stumbles or makes mistakes, but who
every time has the possibility to get up and go further, making choices in harmony with yourself,
day by day.
If you have recurring thoughts such as:
• I’m not able
• I’m always wrong
• I could have done better / more
• Others are better than me
• I’m too fat
• I am ugly
Or your actions and choices are conditioned by doubts such as:
• If I do this, or if I’m wrong, what will they think of me?
• If I show my fragility / weakness they will no longer love me
• I don’t want to go out tonight, but if I don’t maybe my friends will be upset or they will think I’m
weird.
Perhaps the time has come to give space to new thoughts, more useful for your emotional wellbeing
So what can you do to let go of these limiting beliefs and head for the freedom to be yourself?
FIVE STEPS TOWARDS FREEDOM
1) COMMUNICATE WHO YOU ARE! First of all, when you talk with people, avoid talking about
yourself in a negative way: perhaps without realizing it, you define yourself with devaluing and
excessively critical words. Doing this it takes away value from who you are and reinforces unfounded
beliefs that you don’t deserve.
2) NEUTRALITY: when someone express negative opinions or judgments about you or what you are
doing, consider them for what they are: the opinion of another person. Listen to what they are told
without discarding it in advance, but don’t make your emotional well-being and who you are
depending on the words of other people (words that are often nothing more than the projection of
something that is theirs but that has nothing to do with you).
3) LISTEN YOUR BODY: in your daily life, pay attention to the sensations you feel at the physical
level when you make choices or take actions that you do not feel yours and situations in which fears
and insecurity create discomfort to you. Observe if you feel tension, perhaps in the stomach or chest
area, which arise only in these situations.
They may seem trivial observations, but in reality they can provide you an extra key to
understanding the effects and consequences of your conditioned actions.
4) TRY ASKING YOURSELF: Who are you pleasing? In what I am doing Is there a real desire of mine
or am I pleasing the will of someone else, perhaps to feel loved and accepted?
Gradually acknowledging how much your behaviors and actions are truly wanted, allows you to take
the first step in letting go of your limiting thoughts.
5) Finally, take HEALTHY DISTANCES from sad memories of the past: withholding painful
experiences with the memory, moves you from the present, increases the insecurity and discomfort
of unresolved emotional wounds, which should instead be integrated.
This does not means erasing the past, but giving yourself a chance to experience your life and
creative force now.
If letting go of limiting thoughts and conditioning is difficult, or you prefer to be supported in doing
this, we can take this step together, in a path tailored to you.
From respect and acceptance of yourself, you can create a new way of “being in life”, in the full
manifestation of who you are.
FEARLESS.
Dott.ssa Paola Torti
Professional Counselor – Trainer – Mindfulness Coach
www,paolatorti.com

CONSULENZE ONLINE: “RITORNA A TE STESSO E ALLA TUA AUTENTICITA'”

PROMO OTTOBRE 2020

PROMO PACCHETTO 4 CONSULENZE ONLINE “RITORNARE A SE’ STESSI E ALLA PROPRIA AUTENTICITA’” Percorso di 4 Sessioni Individuali via Skype

Obiettivo del percorso: acquisire la capacità di ritrovare e mantenere equilibrio e centratura anche in contesti e situazioni difficili. Spesso gli eventi della vita o particolari situazioni ci portano ad allontanarci da noi stessi, dai nostri bisogni e desideri più autentici. Le giornate sono “troppo piene”, il lavoro ci assorbe molte energie e risulta difficile trovare tempo per noi e per le persone che amiamo. Spesso si iniziano percorsi o pratiche di consapevolezza ma si incontrano poi difficoltà e resistenze nel praticarle con continuità e questo ci fa sentire a un punto fermo, demotivati e stanchi – ostacolando il raggiungimento dei risultati sperati. Durante questo percorso vedremo insieme, step by step, come portare maggior equilibrio e centratura nelle tue giornate, entrando in contatto con efficaci strategie e pratiche di consapevolezza finalizzate a valorizzare le tue potenzialità e ottimizzare il Tuo Tempo. Sarai accompagnato nel riconoscimento delle tue risorse e talenti per orientarti verso scelte più autonome, sane e funzionali.

Riscopri la gioia di viverti pienamente, nell’autenticità e bellezza di ciò che sei! BLOCCA LA TUA OFFERTA ENTRO IL 31 OTTOBRE Cliccando il link https://paolatorti.com/consulenze/ e inserendo il codice PROMO -10% OTT20 nella causale bonifico.

WEEKEND “BENESSERE INTERIORE IN CONNESSIONE CON LA NATURA ” VIDEO

SETTEMBRE 2020 – Nella splendida cornice della costa livornese, a Follonica, nell’arco di un week end abbiamo sperimentato una full immersione su: efficaci Pratiche di Consapevolezza, ascolto del respiro, tecniche utili per ridurre stress, ansia e tensioni muscolari, Meditazioni attive, Esercizi di Energetica e Mindfulness.

Attraverso il Laboratorio Esperienziale dedicato ai preziosi doni della Natura, abbiamo esplorato il mondo delle Essenze Floreali Australiane, scoprendone le proprietà e creando miscele uniche e personalizzate. Se vuoi rimanere aggiornato sui prossimi eventi, scrivi a: tortipaola@gmail.com

CAMBIAMENTO & EQUILIBRIO INTERIORE – Pratiche di Benessere e Naturopatia Australiana

CAMBIAMENTO & EQUILIBRIO INTERIORE – Pratiche di Benessere e Naturopatia Australiana

Dott.ssa Paola Torti – Lucca Open Day – 5 settembre 2020

Si è svolto a Lucca l’evento Open Day interamente dedicato al Benessere ed Equilibrio Interiore, nel corso del quale sono state presentate efficaci tecniche e strategie per imparare ad affrontare in modo sano ed equilibrato le sfide e i cambiamenti della vita quotidiana e affrontare l’autunno nel pieno potenziale della nostra energia vitale

Pratiche di consapevolezza utili per ridurre stress, ansia e tensioni, attingendo alle nostre potenzialità e risorse: mindfulness psicosomatica, meditazioni attive e statiche, esercizi per lo sviluppo della creatività, energetica e body scan.

Un ampio spazio è stato riservato alle proprietà e benefici delle Essenze Floreali Australiane, in particolare quelle più adatte ad accompagnare fasi di cambiamento e transizione: Bottlebrush, Red Grevillea, Boab.

Se vuoi rimanere aggiornato sui prossimi eventi e date scrivi a: tortipaola@gmail.com

Boab – Adansonia gibbosa
Bottlebrush – Callistemon linearis
Red grevillea – Grevillea speciosa

Paura del cambiamento: da ostacolo a risorsa

Paura del cambiamento: da ostacolo a risorsa

Forse è semplicemente arrivato il momento di fare un passo verso di noi

I cambiamenti in generale e in particolare quelli che coinvolgono la sfera professionale, suscitano spesso paure e senso di incertezza, ansia e insicurezze, anche quando sono fortemente voluti e sentiamo che “proprio là” vogliamo andare. Quando sentiamo chiaramente dentro di noi che, dove siamo stati fino a questo momento, non vogliamo starci più.

Non si tratta di una fuga, è qualcosa di più e di molto diverso: è accorgersi che quell’esperienza di lavoro, quella professione o quel “modo” di lavorare, non ci appartiene più. È prendere atto che c’è una parte del nostro percorso che ha fatto il suo tempo ed è sano guardare tutto questo con onestà, orientando lo sguardo verso qualcosa che sentiamo essere più nostro e in linea con quello che siamo ora.

Non stiamo parlando di cambiamenti imposti dall’esterno o da altri (cambi di ruolo non voluti, trasferimenti o chiusure aziendali), stiamo parlando di quella spinta che nasce dall’interno e che ci invita ad andare verso qualcosa che riconosciamo essere più nostro. Questo può tradursi in un sano invito ad ascoltarsi e volersi bene, guardando con rispetto chi siamo ora e prendendo atto che, forse, qualcosa dentro di noi ci sta invitando a fare un passo diverso o in un’altra direzione.

La spinta al cambiamento infatti, spesso emerge proprio qui, nella sfera professionale: il nostro lavoro riveste infatti buona parte del nostro tempo e – che lo si voglia o no –   è quello che ci configura un riconoscimento a livello sociale (lo sanno molto bene i lavoratori precari e le persone disoccupate). Quindi, se dentro di me sento che l’attività che svolgo non mi corrisponde più, questo mio sentire merita la mia considerazione più ampia, poiché si tratta di una richiesta che parte dal mio interno e parla direttamente a me, invitandomi a esprimere e sperimentare maggiormente chi sono in quello che faccio, non limitandomi più a pensarlo nella mente o desiderarlo soltanto nel cuore, ma con i fatti e nella vita. Ora.

Sappiamo che troppo spesso nel lavoro siamo calati in una realtà ristretta, nella quale lavorare si traduce nell’essere ed esprimere in minima parte ciò che siamo o che altri ci chiedono di essere, calati in contesti e dinamiche dove l’espressione di sé e spesso anche delle proprie capacità, sono aspetti votati al sacrificio.

Questo nei fatti si traduce nello “stare” in una vita poco propria e molto di altro: di quello che il contesto lavorativo e sociale ci chiedono di essere; in funzione e risposta a questo, spesso la voglia di cambiare, si concretizza nel lasciare un lavoro tutto sommato sicuro e rassicurante, per andare verso una realtà diversa e che sentiamo nostra, oppure un’attività simile, ma gestita autonomamente, nella quale la nostra autenticità ha modo di emergere. E l’idea di muovere questo passo ci spaventa e frena.

Perché messa subito in discussione dalla mente razionale.

Certo, cambiare lavoro rappresenta in senso lato una destrutturazione di quello che siamo stati fino a questo momento e di riorganizzazione di ciò che siamo ora, è una scelta che direttamente o indirettamente potrà coinvolgere anche altri settori della nostra vita ed è umano e comprensibile che davanti a un cambiamento, anche fortemente voluto, ma dai contorni incerti, si affaccino dubbi e disorientamento.

Diverso è permettere a dubbi e paure di bloccarci.

Questo accade quando non siamo pienamente consapevoli delle nostre potenzialità e risorse o abbiamo perso a poco a poco e magari senza accorgercene, l’attitudine e capacità di esercitarle.

Ogni cambiamento che si presenta nella nostra vita, che dipenda o meno da una nostra scelta, dona a ognuno la possibilità di sperimentarsi a 360 gradi e di mettere in gioco tutti i propri talenti e risorse, intuito e capacità di problem solving, attitudini che magari siamo abituati a mettere in campo in altri contesti, ma non con noi o in qualcosa di nostro.

Ecco è arrivato il momento di farlo!

Tentare l’impresa di reinventarci andando verso qualcosa che sentiamo nostro e ci gratifica, cambia l’assetto di quella che è la nostra vita.

Lo sappiamo. Ma la paura ce lo fa dimenticare.

Di fronte al cambiamento, la paura ci sposta direttamente nel futuro, generando ansia e prospettandoci ipotetici eventi negativi permeati da dubbi e sensi di colpa; timori che spesso non hanno un fondamento reale, ma trovano un varco aperto nella scarsa fiducia che abbiamo nelle nostre capacità, oppure quando siamo consapevoli dei nostri talenti, ma scartiamo a priori la possibilità di poterli vivere pienamente in una professione, autosabotandoci.

Allora cosa è consigliabile fare, o non fare, per vivere questo momento senza entrare nell’immobilità e nel circolo vizioso del rimuginare-rimandare, ma neanche buttarsi a capofitto in qualcosa di ignoto, cavalcando alla cieca l’onda emotiva della ribellione?

CAMBIARE PROSPETTIVA GRAZIE ALLA PAURA

Intanto cominciamo col definirla: la paura è uno stato emotivo di apprensione e avversione, che si verifica in presenza o vicinanza di un pericolo, reale o presunto.

Proviamo a viverla e attraversarla ancorandoci nel momento presente e cambiando prospettiva.

INCONTRARE LA PAURA NELLA NEUTRALITA’

Neutralità vuol dire non farsi travolgere da stati d’animo ed emozioni che fanno da deterrente al cambiamento e farseli alleati: guardare incertezze, paure e dubbi che si affacciano, per quello che sono: stati d’animo del momento. Punto. Sentire paura non vuol dire “essere la paura”, significa che in questo momento in me è presente un’emozione che mi destabilizza, ma che posso anche accogliere e vivere come una risorsa: se infatti la paura da un lato rallenta i miei passi, facendomi temporeggiare a oltranza, dall’altro mi offre uno spazio di tempo più esteso, che posso sfruttare per guardare meglio il mio progetto e nei dettagli, cogliendo magari aspetti che non avevo considerato.

Sta a noi la scelta di “come” e “se” impiegare in modo funzionale il “tempo in più” della paura.

Vedere e considerare se c’è qualcosa nella mia attuale posizione lavorativa che posso modificare o che dipende da me, ma che non sia soltanto un mio cambio di atteggiamento per “fami andare bene” una situazione che rimane comunque disfunzionale per me.

Cambiare atteggiamento o aspettativa rispetto a qualcosa è utile, ma non risolve il problema alla base, se la base non è quella giusta.    

Una volta valutata questa possibilità, spostare la nostra attenzione e capacità di analisi sull’opportunità verso la quale siamo diretti: sentire quanto è realmente nostra, riconoscendo e accantonando idee preconcette e paure che non appartengono a noi, ma arrivano magari da altri, o da ambienti esterni.

Andare verso un nuovo progetto, non significa andare contro qualcosa o qualcuno, ma avvicinarci a noi stessi e a ciò che siamo ora. Ricordiamolo.

Focalizziamoci quindi sulle ragioni reali, autentiche, che ci spingono in una determinata direzione, valutando obiettivamente se il cambiamento che vogliamo mettere in atto è realistico e orientato a esprimere concretamente noi stessi e le nostre capacità, oppure è mosso da reazioni del momento, scarsa obiettività e quindi poca possibilità di attuazione o successo.

Le fasi di preludio ai cambiamenti rappresentano anche un ottimo momento per riconciliarci con quella parte di noi che smania per avere tutto sotto controllo, quando sappiamo benissimo che non abbiamo il controllo di nulla e che tutto, da un momento all’altro può cambiare.

Guardare la nostra scelta con neutralità, ci consentirà comunque e in ogni caso di vederla più chiaramente per quello che è: se realmente mi appartiene, sarò rassicurato nel mio intento, in caso contrario potrò riconsiderare la cosa e, se lo ritengo, lasciarla andare.

In entrambi i casi la scelta sarà fatta da me. Non dalla paura.

INCONTRARSI NEL SILENZIO, ASCOLTANDO ANCHE IL CORPO

In un primo momento tenere la cosa per noi, senza chiedere pareri o consigli a tutti. Il confronto è utile e può regalare ottimi spunti di riflessione, ma potremo farlo se lo desideriamo, in un secondo momento.

La scelta che stiamo valutando riguarda noi e la nostra vita, diamo spazio in primis alla nostra voce interiore.

Ricevere tanti input e consigli in questa fase, può creare caos, dubbi inutili e ansia, come ascoltare le voci di un coro disarmonico, che suona una musica, che non sentiamo nostra. Infatti non lo è.

Quindi prima ascoltiamoci e poi, se crediamo, chiediamo uno o più pareri esterni, anche a un terapeuta, se riteniamo possa esserci di aiuto, preferibilmente specializzato nella tematica che stiamo attraversando.

Far germinare – e non rimuginare – la nostra idea, vuol dire darle fiducia, donandole lo spazio per crescere, senza soffocarla e non guardarla (o giudicarla) soltanto con l’occhio della mente razionale, che va bene, ma può essere limitante, ma provare a sentirla anche a livello fisico, utilizzando il corpo come strumento di lettura.

Dal nostro spazio di neutralità, proviamo quindi a domandarci:

  • Che cosa sento, a livello fisico, quando sono calato nella realtà che vivo ora?
  • Ci sono disagi, tensioni a livello muscolare, magari nella zona dello stomaco o del petto, che si presentano solo in determinate situazioni?
  • Cosa sento a livello corporeo, quando mi vedo o immagino nella scelta professionale che vorrei seguire?
  • E quando  vivo i miei “spazi per me” o esprimo nel concreto il mio lato creativo?

Possono sembrare domande banali, che magari già ci facciamo, ma proviamo ad ascoltare se anche il corpo ha qualcosa da dirci in merito, riflettendo sulle possibili risposte che arrivano.

La mente può mentire – il corpo no e può donarci una chiave di lettura in più. Solo nostra e personale. Proviamo a prendere più familiarità con questo tipo di ascolto.  E vediamo cosa succede.

USCIRE A TAPPE DALLA ZONA CONFORT

Considerare se per un periodo di tempo limitato, è possibile svolgere l’attuale attività lavorativa e nel frattempo sperimentare – anche in parte – la strada che vorrei intraprendere. Stare quindi nelle due realtà contemporaneamente. Questo non sempre è possibile, ma non è neanche un’ipotesi cosi remota come sembra. È senz’altro più frequente quando si tratta di trasformare una passione in lavoro.

In ogni caso, che l’ipotesi di una “doppia via” sia praticabile o meno, è consigliabile e di aiuto vivere e “stare dentro”  da subito all’attività che ci appassiona in modo nuovo e da un’ottica che la vede realizzabile, con uno stato d’animo che la accoglie come possibilità concreta, non relegandola solo a passione o passatempo.

La nostra predisposizione interna è determinante per la sua realizzazione.

Sfruttiamo poi il periodo di dubbi e incertezze, stando pure nella zona confort, ma in modo funzionale: valutando i costi fissi che implica realizzare il mio progetto e facendo anche una stima dei costi variabili. Tutto questo considerando in modo realistico i tempi di attuazione.

In questo momento può essere di aiuto chiedersi e rispondere con sincerità:

  • Quali rischi reali e quali conseguenze – non ingigantite o falsate dalla paura – comporta la mia scelta?
  • Quali sono le ripercussioni in termini di benessere psicofisico che comporta rimanere dove sono?

(la risposta a quest’ultima domanda, potrà essere arricchita dall’ascolto dei messaggi del corpo del punto precedente).

UNO SPECCHIO DAL PASSATO

Tornare in un posto che sentiamo nostro e che per noi ha un significato particolare, specifico e profondo, dove magari non andiamo da tempo.

Può essere un luogo della nostra infanzia, oppure un ambiente che ha fatto da sfondo a uno o più momenti per noi significativi.

Fare questo ci riporta con la memoria a chi eravamo e può farci vedere meglio chi siamo ora, aiutandoci a guardare meglio come stiamo e se siamo diretti verso qualcosa di realmente nostro.

ANDARE VERSO IL CENTRO. DELLA QUESTIONE? NO: DI ME.

Staccarmi dal pensiero fisso della scelta, ritagliandomi spazi, anche brevi, soltanto miei. Meglio se quotidiani.

Momenti nei quali sono raggiungibile soltanto da me.

Cellulare spento quindi, non silenziato. Spento!

In questo modo comunichiamo un segnale importante non soltanto all’esterno, ma soprattutto al nostro interno: cioè che possiamo permetterci di “non esserci sempre”. E il mondo non crollerà per questo.

In questi spazi dare modo alla nostra creatività di manifestarsi, facendo qualcosa che ci appassiona e che magari abbiamo accantonato: un hobby, uno sport che ci piace… qualcosa che ci fa stare bene “dentro” e ci porta al nostro centro, spostandoci dal pensiero fisso del “cosa è meglio fare”. 

La pratica di consapevolezza Mindfulness (richiamo al mio articolo) può rappresentare un valido aiuto e può esserlo anche trasformare un momento specifico del quotidiano in un appuntamento nuovo e imprescindibile con noi stessi.

Anticipare il risveglio mattutino e fare della colazione un piccolo rito con sé se stessi, preparando con cura la tavola, magari la sera prima, scegliendo i colori e i dettagli che faranno da sfondo a questo momento.

Anche la doccia o il bagno serale, prepararsi una tisana la sera, possono trasformarsi in uno spazio di amore e cura, che ci riporta alla nostra interiorità e alle nostre esigenze più autentiche.

Questi gesti possono diventare un momento di amorevolezza per noi e per gli spazi in cui viviamo, se mossi con intenzione diversa.

Sta a noi la scelta del momento e la modalità per renderli un appuntamento unico, con noi e per noi: la serenità che ne deriva sarà una preziosa alleata nel nostro modo di attraversare momenti anche difficili e pieni di incognite, aiutandoci ad andare incontro ai cambiamenti allineati a ciò che siamo.

VIVERE IL CAMBIAMENTO CON LA FLORITERAPIA AUSTRALIANA

Per attraversare con serenità, animo fiducioso e rinnovato spirito di adattamento le nostre fasi di passaggio e cambiamento, è utile

  • In diluizione opportunamente preparata –

L’ESSENZA FLOREALE AUSTRALIANA BOTTLEBRUSH (Callistemon linearis)

7 gocce la mattina e 7 gocce la sera

Siamo qui per sperimentare la bellezza di ciò che siamo