COMUNICARE ANDANDO OLTRE LE PAROLE

“La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima” (Henri Bergson)

Con il linguaggio e il nostro modo di comunicare (tono, ritmo, scelta delle parole), possiamo fare la differenza nell’ambiente intorno a noi e favorire l’instaurarsi di un’atmosfera accogliente e distesa, oppure ostile e disarmonica.

Abbiamo dentro di noi un vocabolario vastissimo con il quale possiamo comunicare chi siamo e quanto più riusciamo a farlo da uno stato di equilibrio e centratura, quanto più il nostro messaggio parlerà di noi e sarà autentico.

In una conversazione infatti, non portiamo soltanto parole, ma anche l’intento e lo stato emotivo che in quel momento le accompagna. E questo arriva a chi ci ascolta e che potrebbe anche esserne influenzato, in modo piacevole o spiacevole.

Quante volte ci è capitato di chiudere conversazioni anche utili e interessanti, magari con persone alle quali vogliamo bene, ma scandite da nervosismo e da un ritmo incessante, che non lasciava spazio al confronto?   

Oppure dire o sentirsi dire frasi come “Parlare con te mi rasserena”, “Hai una tono di voce melodioso che mi calma e mi piace ascoltarti”.

Molti equivoci e incomprensioni nascono poi anche dal “non detto”, da tutto quello che non ci permettiamo di esprimere, rimandando l’occasione all’infinito per timore di esporci, oppure perché dubbi e insicurezze ci fanno tentennare e ci limitiamo a giri di parole che non arrivano al dunque. Con il risultato che la questione non si risolve e la nostra mancata comunicazione si traduce in frustrazione, sensi di colpa, nervosismo e rabbia.

Se il nostro obiettivo è migliorare la nostra capacità comunicativa, non limitiamoci soltanto a leggere libri o manuali sull’argomento, senz’altro utili e formativi – ma molto generali.  Facciamo qualcosa su misura per noi: lavoriamo sulla nostra presenza interiore, capacità di ascolto e modo di comunicare.

Ci sono pratiche e accorgimenti che possono aiutarci a comunicare in modo autentico, spontaneo e pertinente al contesto e a chi ci ascolterà.

PORTARE PRESENZA NELLA COMUNICAZIONE

Negli ultimi anni la capacità di comunicare si è arricchita di nuovi strumenti e possibilità (smartphone, social, etc..) ed è in continua evoluzione, ma accanto alle comodità, vanno riconosciuti anche i limiti che questi mezzi possono comportare: si passa dal sovraccarico di messaggi – e gruppi chat – inutili, a una comunicazione ridotta a un veloce e scarno scambio di sms (spesso soltanto a “dare” informazioni – per poi limitarsi a un ascolto superficiale dei messaggio altrui).

Sappiamo che il punto non è tanto negli strumenti di comunicazione, ma nell’uso che se ne fa.

Diventare osservatori di sé stessi: ognuno di noi ha uno stile e un proprio modo di comunicare, unico e personale, che è utile innanzitutto guardare da “osservatore”. Facciamo tesoro di ogni spunto critico che gli altri ci portano e cominciamo a osservare “come” comunichiamo il nostro pensiero (tono della voce, gestualità, se tendiamo a “parlare sopra” gli altri, se il nostro ascolto, indipendentemente dai contesti, tende all’impazienza…). Portiamo poi la nostra attenzione a quegli aspetti che di solito notiamo negli altri e che magari provocano la nostra irritazione e consideriamo la possibilità che forse quegli aspetti sono anche nostri.

Mettiamoci ogni tanto nei panni degli altri: proviamo – per quanto ci è possibile – a vedere le cose anche dal punto di vista degli altri. Questo può rappresentare un buon passo verso una maggiore comprensione reciproca.

Punti di vista: teniamo presente che il nostro punto di vista può condizionare il nostro ascolto e quindi la comprensione di quello che l’altro ci sta dicendo.

Prima di passare a conclusioni affrettate, chiediamo chiarimenti: al nostro interlocutore arriverà il messaggio di essere ascoltato (che non è poco) e le sue risposte aiuteranno noi a capire meglio il suo pensiero.

La scelta del momento giusto: un errore frequente è quello di parlare mossi dall’urgenza di “far arrivare” subito il proprio messaggio. Ma la scelta del momento va calibrata anche sulle esigenze di chi ci ascolterà. Non tutti gli argomenti possono essere affrontati in qualsiasi momento e contesto.

Se risulta difficile individuare il momento giusto, chiediamo apertamente un incontro: delegando la scelta del momento all’altra persona, le daremo modo di prepararsi a riceverci.

Se poi ci accorgiamo che chi ci ascolta in quel momento è nervoso o di fretta – quindi poco ricettivo – non insistiamo. Non verremmo comunque ascoltati e potremmo veder sfumare – per reazione- una successiva occasione di dialogo.

Spazi di silenzio: se nel dialogo si affacciano aspetti interessanti o inattesi, concediamoci delle pause. Facendo questo daremo loro valore e lasceremo spazio a quanto detto di sedimentare, dandoci la possibilità di osservarlo meglio.

Meditiamo: le pratiche di consapevolezza e in particolare la mindfulness, svolte con regolarità, favoriscono l’apertura di un canale comunicativo con noi stessi e la nostra interiorità, influenzando positivamente anche il nostro modo di comunicare con gli altri. Prendere coscienza, da un’ottica aperta e non giudicante, dei nostri schemi comportamentali e di reazione, ci aiuta a trasmettere chi siamo in modo autentico e spontaneo, permettendoci anche di “aggiustare il tiro”, quando necessario.

RICONTATTARE LA NOSTRA GENUINITA’ ESPRESSIVA

Tenere un diario, un quaderno per le riflessioni o come lo vogliamo chiamare – scritto rigorosamente a mano – da tenere nella borsa o in macchina, nel quale annotare brevi riflessioni, intuizioni, pensieri, qualcosa che magari abbiamo visto o ascoltato e che ci ha colpito; può essere anche un giudizio verso qualcosa o qualcuno… Annotiamo l’effetto che ci ha fatto, l’emozione che abbiamo sentito “salire” dentro di noi…

Raccontare di noi scrivendo, ci offre la possibilità di osservare meglio momenti ed esperienze e di farne tesoro; magari rielaborarle in futuro, quando le rileggeremo. Non è la stessa cosa farlo con un tablet o un PC. Quando scriviamo a mano, si apre un canale, una connessione, tra la nostra mente e il nostro corpo: compiamo un’azione fisica che ci differenzia dagli altri e che appartiene solo a noi (grafia) e nella quale non esiste un correttore automatico o un suggeritore: sta a noi trovare le parole giuste per descrivere i nostri pensieri e dare loro una forma con le nostre mani.   

Numerosi studi confermano che scrivere a mano favorisce la capacità mnemonica, la concentrazione e il senso critico, perché stimola la capacità di focalizzarsi sugli obiettivi, organizzando idee, pensieri e opportunità.

In tempi di globalizzazione, scegliere ogni tanto di scrivere a mano, significa anche fare un piccolo passo controcorrente per estraniarci in uno spazio tutto nostro, nel quale dare forma espressiva alla nostra unicità.

Una buona comunicazione nasce anche da scelte come questa: concedersi il tempo di accogliere e ascoltare quello che abbiamo dentro e farlo nostro.

FIORI AUSTRALIANI E COMUNICAZIONE

BUSH FUCSIA

(Epacris longiflora)

La pianta cresce in penombra, nelle brughiere e nel sottobosco di foreste secche.

I fiori, lunghi e tubolari, sono di colore rosso con le punte bianche.

L’essenza favorisce chiarezza nella comunicazione, bilanciando l’ascolto del lato intuitivo e di quello razionale. Dona fluidità nel linguaggio e migliora la concentrazione.

DAGGER HAKEA

(Hakea teretifolia)

Dagger Hakea fiorisce in tarda primavera, con fiori bianchi o crema, emanando un gradevole profumo di miele e cannella, tra i più gradevoli tra i fiori selvatici australiani. L’essenza aiuta a elaborare stati d’animo di amarezza, rabbia e risentimento, favorendo l’espressione aperta ed equilibrata del proprio pensiero e dei propri sentimenti. A livello fisico svolge un’azione drenante sul fegato.

Le essenze vanno assunte in diluizioni opportunamente preparate

7 gocce la mattina e 7 gocce la sera

“Se vogliamo essere maggiormente connessi con gli altri non dobbiamo mandare loro più SMS, ma dobbiamo ascoltarli di più.” (Thich Nhat Hanh)

I PROGETTI SVOLTI A SOSTEGNO DELL’EDUCAZIONE DURANTE IL LOCKDOWN

GIORNATA INTERNAZIONALE UNESCO EDUCAZIONE 2021: “Recuperare e Rivitalizzare l’Educazione per la Generazione COVID19”

JUDGMENTS AND CONDITIONING – GIUDIZI E CONDIZIONAMENTI

WATCH VIDEO: https://www.facebook.com/paola.mindfulness/videos/229086492125626

Judgments and Conditioning can limit behaviors and choices and therefore the
freedom to express fully yourself.
The time taken to pay attention to limiting beliefs takes away an enormous amount of energy, which
we often do not realize, because we are committed to managing the discomfort they cause.
Think about how much energy you lose when your mind is occupied with fears and doubts about
what you do when you also question choices that you feel strongly yours but, not being them for
others, you continue to postpone, moving away yourself from what you really feel yours.
Limiting beliefs give a narrow and distorted vision of reality, which leads to live with “the hand
brake”, blocked by feelings of guilt, fears and a sense of inadequacy, which find fertile ground in
insecurity and lack of confidence in your abilities.
In reality, much of the judgment that we perceive externally, born within us, in our mind: in fact,
people do not spend their lives observing and judging us and, in any case, even if they do this, it
would be their point of view, which could bring us also a useful reflection, but without taking our
balance away.
The effect that the opinions of others can cause inside us, also depends on the strength of the judge
who lives within us.
In limiting beliefs, there are in fact present and internalized judgments and criticisms received in the
past from people considered authoritative and reference, such as your parents or other educational
figures, opinions that can continue to influence your present.
Internalized opinions and judgments of others, if negative, can in fact lead to live the present with
an excessively severe and critical attitude.
Your thoughts could instead be used in a healthier and more constructive way, looking with love
and acceptance of who you are: a person who sometimes stumbles or makes mistakes, but who
every time has the possibility to get up and go further, making choices in harmony with yourself,
day by day.
If you have recurring thoughts such as:
• I’m not able
• I’m always wrong
• I could have done better / more
• Others are better than me
• I’m too fat
• I am ugly
Or your actions and choices are conditioned by doubts such as:
• If I do this, or if I’m wrong, what will they think of me?
• If I show my fragility / weakness they will no longer love me
• I don’t want to go out tonight, but if I don’t maybe my friends will be upset or they will think I’m
weird.
Perhaps the time has come to give space to new thoughts, more useful for your emotional wellbeing
So what can you do to let go of these limiting beliefs and head for the freedom to be yourself?
FIVE STEPS TOWARDS FREEDOM
1) COMMUNICATE WHO YOU ARE! First of all, when you talk with people, avoid talking about
yourself in a negative way: perhaps without realizing it, you define yourself with devaluing and
excessively critical words. Doing this it takes away value from who you are and reinforces unfounded
beliefs that you don’t deserve.
2) NEUTRALITY: when someone express negative opinions or judgments about you or what you are
doing, consider them for what they are: the opinion of another person. Listen to what they are told
without discarding it in advance, but don’t make your emotional well-being and who you are
depending on the words of other people (words that are often nothing more than the projection of
something that is theirs but that has nothing to do with you).
3) LISTEN YOUR BODY: in your daily life, pay attention to the sensations you feel at the physical
level when you make choices or take actions that you do not feel yours and situations in which fears
and insecurity create discomfort to you. Observe if you feel tension, perhaps in the stomach or chest
area, which arise only in these situations.
They may seem trivial observations, but in reality they can provide you an extra key to
understanding the effects and consequences of your conditioned actions.
4) TRY ASKING YOURSELF: Who are you pleasing? In what I am doing Is there a real desire of mine
or am I pleasing the will of someone else, perhaps to feel loved and accepted?
Gradually acknowledging how much your behaviors and actions are truly wanted, allows you to take
the first step in letting go of your limiting thoughts.
5) Finally, take HEALTHY DISTANCES from sad memories of the past: withholding painful
experiences with the memory, moves you from the present, increases the insecurity and discomfort
of unresolved emotional wounds, which should instead be integrated.
This does not means erasing the past, but giving yourself a chance to experience your life and
creative force now.
If letting go of limiting thoughts and conditioning is difficult, or you prefer to be supported in doing
this, we can take this step together, in a path tailored to you.
From respect and acceptance of yourself, you can create a new way of “being in life”, in the full
manifestation of who you are.
FEARLESS.
Dott.ssa Paola Torti
Professional Counselor – Trainer – Mindfulness Coach
www,paolatorti.com